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Vaccarezza: “Sulla scuola evitare polemiche strumentali”

Il capogruppo di Cambiamo: "Ritengo comunque che ai presidenti delle Regioni andrebbe affidata quell'autonomia che anche il Viminale sembra concedere".

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“Sulla riapertura delle scuole superiori in presenza, e soprattutto sulle diverse posizioni presenti in merito nel Paese, come al solito il pesce puzza dalla testa”. Così Angelo Vaccarezza, capogruppo di Cambiamo! in Regione Liguria, interviene sul tema maggiormente di attualità in queste ore, anche e soprattutto nel nostro territorio.

“In questo contesto – prosegue Vaccarezza – abbiamo il Comitato Tecnico Scientifico che, mentre da un lato spinge per la chiusura di bar e ristoranti, negando persino l’asporto, dall’altra quasi ‘impone’ di riaprire le scuole; poi ci sono Consiglio e Istituto Superiore di Sanità che chiedono prudenza e, per ultimo, il Ministero dell’Interno che con una circolare spiega che le Regioni, con proprie ordinanze, possono modificare l’assetto deciso dal Governo centrale. A valle di tutto questo, poi, ecco i tribunali amministrativi, che sul tema si sono già espressi in Piemonte ed Emilia Romagna obbligando, di fatto, i governatori ad adeguarsi a quanto stabilito da Roma. Tutto e il contrario di tutto. Mi auguro che nessuno, adesso, si lanci in polemiche strumentali contro la scelta di Toti, che ha rimandato di una settimana l’apertura in presenza delle superiori”.

Anche in Liguria, come noto, è pendente un ricorso al Tar in merito alla questione. “Eventuali sentenze – aggiunge il capogruppo di Cambiamo! – dovranno essere chiaramente rispettate, ci mancherebbe altro. Sul punto, però, non vorrei trovarmi a commentare sterili polemiche politiche sull’operato di questa giunta regionale da parte dell’opposizione, con i suoi consiglieri che al contrario dovrebbero guardare a quanto sta succedendo a Roma per individuare gli obiettivi dei suoi attacchi. Ritengo comunque che ai presidenti delle Regioni andrebbe affidata quell’autonomia che anche il Viminale sembra concedere: loro conoscono bene la realtà del territorio, l’andamento epidemiologico, la situazione del trasporto pubblico locale. Mettiamo insieme decine di dati per decidere se un bar può restare aperto a pranzo o no, usiamoli anche per la scuola, senza impedire differenze tra i diversi territori”.

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