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Approvata dal consiglio comunale di Lavagna la mozione contro la “violenza sulle donne”

Mozione presentata da "Officina Lavagnese".

Ieri 28 dicembre 2020, Officina Lavagnese ha presentato al Consiglio comunale di Lavagna la mozione contro la violenza sulle donne. Questa mozione nasce dal richiamo fatto da tante associazioni ma soprattutto da tante donne, anche del nostro territorio, con cui il 25 novembre ci siamo incontrati, seppur da remoto, per ricordare il significato della giornata istituita dalla risoluzione ONU.  Quell’incontro ha messo in luce che il fenomeno della violenza sulle donne, del femminicidio in particolare, è purtroppo in aumento, come pure l’altro ad esso collegabile del Revenge Porn, contrastato con la legge del Codice Rosso, e che quindi è necessario avere un’attenzione costante, tutti i giorni dell’anno, non solo  il giorno  dedicato alla celebrazione.

Esso si può combattere in primis con la prevenzione, mettendo in atto tutte le azioni possibili nell’ambito dell’educazione, a scuola e nelle famiglie, e poi con l’ascolto delle donne offese per far emergere le tristi situazioni , prima che accada l’irreparabile, poi sostenendo queste donne in tutti i modi possibili, accompagnandole, ove necessario, verso un alloggio protetto e verso un eventuale percorso lavorativo, perché solo con l’allontanamento dalla persona violenta e con l’autonomia economica esse potranno spezzare la catena terribile a cui sono sottoposte, spesso anche con dei minori a carico.

Questo per far sì che il sacrificio da parte di tante donne vittime di femminicidio o di altre coraggiose, che son riuscite a vincere la loro battaglia, non sia vano. Come vana non dev’essere la scelta fatta a suo tempo da parte di quella grande donna che è Franca Viola.

Proprio il 26 dicembre 1965, all’età di 17 anni, Franca Viola fu rapita (assieme al fratellino Mariano di 8 anni) da Filippo Melodia, nipote del mafioso Vincenzo Rimi.  La ragazza fu violentata e quindi segregata per otto giorni in un casolare al di fuori del paese. Il giorno di Capodanno, il padre della ragazza fu contattato dai parenti di Melodia per far accettare ai genitori di Franca il matrimonio riparatore dei due giovani, salvando così l’onore della ragazza. Ma il padre e la madre con  Franca stessa rifiutarono.

Occorre ricodare che secondo la morale del tempo, una ragazza uscita da una simile vicenda avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo rapitore, salvando l’onore suo e quello familiare. All’epoca, la legislazione italiana, in particolare l’articolo 544 del codice Rocco del ventennio fascista, recitava: “Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”, in altre parole ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, qualora fosse stato seguito dal cosiddetto “matrimonio riparatore”, contratto tra l’accusato e la persona offesa. La violenza sessuale, infatti, era considerata oltraggio alla morale e non reato contro la persona.

Franca Viola, con il suo rifiuto, diventerà in Sicilia e in Italia un simbolo di libertà e dignità per tutte quelle donne che dopo di lei avrebbero subito le medesime violenze e ricevettero, dal suo esempio, il coraggio di “dire no” e rifiutare il matrimonio riparatore. L’8 marzo del 2014, è stata nominata Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana da Giorgio Napolitano, perché “il suo coraggioso gesto di rifiuto è stato una tappa fondamentale nell’emancipazione delle donne italiane”.

Il caso assunse una rilevanza non solo nazionale, ma anche internazionale. Venne finalmente ridiscusso il Codice Penale e il ministro Oronzo Reale propose l’abrogazione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore. L’articolo 544 del codice penale, sarà abrogato con la legge 442, promulgata il 5 agosto 1981 a sedici anni di distanza dal rapimento di Viola, e solamente nel 1996 lo stupro sarà legalmente riconosciuto in Italia non più come un reato “contro la morale”, bensì come un reato “contro la persona”.

Ecco, se crediamo tutti quanti nel valore del rispetto della persona e nel progresso umano e sociale non si possono dimenticare i buoni esempi che hanno aperto la strada all’emancipazione e hanno tentato di sconfiggere la violenza sulle donne. Non si può assolutamente restare indifferenti verso fenomeni come quello del “femminicidio” e allora occorre agire, associazioni e istituzioni, con l’ informazione, la prevenzione e la sensibilizzazione. Sappiamo bene che quanto è stato creato anni scorsi nel Tigullio (rete antiviolenza, percorso di accompagnamento verso casa rifugio e progetto di inserimento) per fortuna continua il suo percorso ma tutto ciò ha bisogno di essere supportato, fatto conoscere e  alimentato continuamente, con azioni concrete.

Questo è quanto abbiamo abbiamo sottoposto all’attenzione del Consiglio Comunale di Lavagna, come Officina Lavagnese, e che è stato votato all’unanimità con un breve emendamento aggiuntivo.