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Ultimo aggiornamento ore 12.15 del 21 Gennaio 2020

Le delusioni consapevoli

Di Massimiliano Barbin Bertorelli

Le delusioni consapevoli
Liguria - Stante l’insistenza dell’anno 2020 (anno beethoveniano, tra l’altro), pare anacronistico constatare un essere umano ancora tenacemente abbarbicato a vetuste consuetudini, mummificato in rigorosi schematismi comportamentali: all’insegna di un “sento che sono libero ma so di non esserlo” (cit. E.Cioran).

Nondimeno, in sé e per sé, l’imminenza di questa significativa meta cronologica ha poco titolo per stabilire e costituire le “qualità mondane” delle condizioni individuali. E, come ogni parametro amministrativo-anagrafico, ha anche poco titolo per evocare, metaforica-mente, l’aggiramento di una boa quale momento destinale oltre cui si possibilizza l’empirea conquista della consapevolezza di ciò che siamo.

A conti fatti, molto è delegato al daimon individuale, nell’augurale ipotesi che l’auto-determinazione sia una condizione innaturale: ne è conferma l’esigenza di una quotidiana lotta conservativa. Una condizione, quindi, da non potersi attendere in forza di qualsivoglia comodo automatismo.

I paradigmi sociali, con cui siamo stati svezzati, ci collocano in un solco piuttosto netto, similmente al “binario” per chi pratica lo sci di fondo. Ciò a costituire, per estensione, l’ennesimo “anacronismo tra il calendario dei fatti e quello dei sentimenti”, scomodando Proust.

E’ un pensiero ingenuo ritenere che ogni azione, ogni comportamento, possa facilmente sottrarsi a tale obbligo, senza pre-vedere e senza pre-occuparsi, nel contempo, che ogni nuovo passo esiga il placet di altri.

L’idea che ogni discostamento da un canone abbia la necessità dell’altrui comprensione & valorizzazione è un’idea in sé illogica, auto-mistificante e de-moralizzante: sebbene molto prossima alla realtà quotidiana.

Nella miriade dei pensieri giornalieri, l’individuo tende inconsapevolmente alla omologazione. E si adopera nella mediazione tra ciò che davvero desidera per sé e ciò che gli altri da lui si aspettano.

La peculiarità, va ribadito, si è via via radicata nella coscienza, nella misura in cui l’antica lotta contro la natura ostile ebbe a privilegiare la sacralità e la coesione del gruppo, rispetto all’attuale isolamento narcisistico.

Così, se le neuroscienze dimostrano che “la memoria a lungo termine subisce gli effetti della pressione sociale e della memoria condivisa del gruppo di appartenenza” (cit.), non meno, per analogia, le condizioni dell’esistenza subiscono vincolo.

Spossessati così, di fatto, da un leggendario arbitrio, non ci resta che affiggere una “carta delle delusioni”, citando Cioran, in cui leggere quotidianamente ciò che ci saremmo persi, sempre sperando di non averne contezza.
Domenica 5 gennaio 2020 alle 11:00:28
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