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Ultimo aggiornamento ore 17.35 del 28 Gennaio 2020

Le affinità inesistenti

Di Massimiliano Barbin Bertorelli

Le affinità inesistenti
Liguria - Viste le condizioni in cui boccheggiano le relazioni affettive ed anche, per contiguità, il sentimento dell’amicizia, esprimo il lecito dubbio che può sorgere quando si osserva una persona giustificare un comportamento irriguardoso altrui. E quando, malgrado ciò, vi dedica una cura ed una attenzione palesemente non ricambiate.

Questo tipo di situazione precipita spesso in rive scoscese, la cui risalita si risolve spesso in un ennesimo rotolamento a valle, come il masso nel “perseverante ed inutile sforzo di Sisifo” (cit. Camus).

Consideriamo così, a piè pari, quell’atteggiamento che reputa sensato accettare e giustificare nell’ altro talune sensibili differenze.

Ad esempio, quando una relazione di amicizia disattende ad una simmetria di modalità ed una uguaglianza di esigenze, la fattiva inconciliabilità che ne consegue non dovrebbe meritare lo stesso dilemma che, per fare un esempio, attanaglia “Ercole dinanzi al bivio” nel dipinto di Annibale Carracci.

Diciamo che esercitare una costante ri-esamina degli “affetti”, in base al detto di Sofocle “abita casa mia chi ha un pensiero simile al mio”, è un reset opportuno, un imperativo etico.

Visti i condizionamenti che ogni scelta subisce e malgrado l’egocentrismo dilagante, in taluni frangenti emotivi ci scopriamo fragilmente altruisti: quando, in specie, afflitti da una forma di cecità, dedichiamo buona parte del nostro tempo a relazioni sentimentale dalle affinità inesistenti. Per di più, con l’insano intento venerativo di preservarle nel tempo.

E’ sacrosanto che l’essere umano tenti di dotarsi di un proprio ambito affettivo solido. Ed è certo che ciascuno abbia la (talvolta infondata) certezza di averne uno adeguato già in dotazione.

In tal senso, proviamo estensivamente a riflettere sul luogo comune che fa risalire la vera ed unica amicizia ai tempi di scuola, in generale ai tempi passati della fanciullezza.

Il presupposto pone tuttavia delle riserve, poiché l’irrilevanza in merito al dato cronologico cui si fa risalire una cosiddetta “amicizia storica”, narra di un’uguaglianza impostata, non di rado, su affinità di circostanza, su affinità giovanili, che nel tempo potrebbero rivelarsi ragionevolmente mutate.

Proprio nel “siamo amici perché eravamo amici”, citando Meneghello, va collocato l’ il-logico presupposto.

L’ amicizia di vecchia data, della quale non si deve rinnegare tout court l’autenticità, mantiene tuttavia un legame basato sul ricordo, non sempre coincidente in intensità ed attuale consistenza.

Comunque sia, procedere talvolta ad una defenestrazione delle relazioni, quantomeno di quelle affettivamente improduttive o tossiche, ci concede la riemersione da una libertà compressa e repressa.

Certamente, il margine individuale di sopportazione è riferibile al grado di dipendenza, di sudditanza al bisogno relazionale e sconta il luogo comune della malfidenza generalizzata del mondo adulto.

Pertanto, visti gli abbinamenti quali “il nido per l'uccello, la tela per il ragno, l'amicizia per l’uomo”, citando William Blake, esigiamo legami durevoli e soddisfacenti.

In conclusione, le cosiddette “affinità elettive” (cit.), quando non sono frutto di immaginazione, si riconoscono e si rafforzano col tempo. Ed hanno modo di rappresentarsi tanto nell’uguaglianza, quanto nella continuità della presenza.
Domenica 12 gennaio 2020 alle 14:30:49
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