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Rilossi e Martini: “Albergatori, ristoratori, commercianti, e gestori di case vacanza si sentono abbandonati”

I responsabili di Italexit commentano così lo stretto giro di vite sulle seconde case in Regione Liguria.

A fronte della nuova ordinanza regionale, le varie categorie di albergatori,ristoratori, commercianti, gestori case vacanze e tutte le filiere della riviera che ruotano intorno ad esse (pescatori, agenti di commercio, ecc.) aspettavano il periodo pasquale come una enorme boccata d’ossigeno, visto che, nel Tigullio e nelle altre località rivierasche in cui si vive esclusivamente di turismo, si tratta del periodo migliore prima della stagione estiva.” – inizia così il comunicato firmato da Luca Rilossi, responsabile organizzativo Italexit con Paragone – sez. Tigullio, e da Marco Martini quale coordinatore del Circolo di Italexit con Paragone di Genova.

La decisione di effettuare delle chiusure totali porta alla rabbia, all’esasperazione e alla delusione. Le categorie che tengono in piedi l’economia della riviera, e di buona parte della nostra bella regione, si sentono abbandonate, nell’indifferenza delle istituzioni.

 

Un’indifferenza alla quale, ormai, in molti si stanno tristemente abituando. In tanti però chiedono a gran voce soltanto di poter lavorare, in condizioni di sicurezza – conviene anche a loro, naturalmente: nessuno vuole affrontare l’emergenza come un kamikaze a Pearl Harbour… – senza essere trattati come untori.

Al grido di rabbia e frustrazione che si alza dalle tante categorie legate al turismo e all’ospitalità, si può benissimo aggiungere quello dei gestori di palestre e piscine, strutture in cui, insieme all’attività sportiva, si insegna alle persone uno stile di vita sano.

Da mesi queste realtà attendono risposte concrete dallo Stato e dalla regione, risposte che però non arrivano.

 

A chi fa gioco questa situazione kafkiana? Di sicuro non alle migliaia di persone impiegate in questi settori, né all’ampio bacino d’utenza delle loro attività. Italexit chiede che le istituzioni difendano uno dei sacrosanti diritti costituzionali, quello al lavoro, insieme agli altri diritti sociali a tutela dei singoli cittadini e delle categorie. Il tempo delle scuse è finito, si dica da che parte si sta.