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Ex Morandi, chiuse le indagini: “I trefoli della pila 9 erano lenti già nel 1990”

La procura di Genova ha chiuso le indagini per il crollo del ponte avvenuto il 14 agosto 2018 causando la morte di 43 persone.

“Nella pila 9 crollata il 14 agosto 2018 trefoli lenti già nel 1990 e in 51 anni dall’inaugurazione del Morandi non è mai stato seguito alcun intervento di manutenzione”: è quanto emerso dall’avviso di conclusioni indagini che gli investigatori del primo gruppo della Guardia di Finanza sta notificando a 69 persone indagate e a due società, Aspi e Spea. Le ipotesi di reato sono attentato alla sicurezza dei trasporti, crollo e omicidio colposo, crollo stradale e rimozione dolosa di dispostivi per la sicurezza dei posti di lavoro.

Nel documento sono sorti altri particolari agghiaccianti: “Le indagini diagnostiche degli anni 1990 e 1991 sugli stralli della pila 9, pur eseguite in modi parziali e inadeguati, avevano individuato, sull’unico strallo a mare lato Savona esaminato, 2 trefoli “lenti” e del tutto privi di iniezione, e, sull’unico strallo lato Genova lato monte esaminato, 2 cavi scoperti su 4, privi di guaina perché completamente ossidata, privi di iniezione perché asportata dal degrado originato dalle infiltrazioni dell’acqua meteorica e, soprattutto, alcuni trefoli rotti, con pochi fili per trefolo ancora tesati. Non è tutto perché la pila venne controllata da vicino soltanto nel 2015 e qua le ispezioni hanno riguardato – si legge nel documento – gli stralli lato mare e l4 verifiche erano avvenute in orario notturno”.

Nell’avviso di conclusioni indagini si parla delle attività di sorveglianza di Spea, azienda controllata da Aspi: “Erano svolte nella piena consapevolezza e piena accettazione della società – con modalità non conformi alla normativa vigente e, comunque, lacunose, inidonee e inadeguate in relazione alle specificità del viadotto Polcevera; in particolare, le ispezioni visive degli stralli venivano sistematicamente eseguite dal basso, mediante binocoli o cannocchiali, anziché essere ravvicinate “a distanza di braccio” e non erano pertanto in grado di fornire alcuna informazione affidabile sulle condizioni dell’opera”.

A fare il punto sulla conclusione delle indagini ci ha pensato il procuratore capo Francesco Cozzi: “Non è stato perso un giorno senza lavorare a questa indagine, è stato un lavoro straordinario. Adesso si apre una fase in cui le difese spiegheranno le proprie ragioni”. Cozzi ha poi ammesso: “Lo dovevamo alle vittime, sono onorato di avere coordinato questa indagine”.