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Il lato debole dell’apparenza

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Trattando sull’ambiguità del significato di egoismo, malgrado il suo vistoso predominio e le attuali condizioni di deficit affettivo, una discreta quota di individui, per paradosso, si rivela altruista.

La provocatoria affermazione sconta la consistente quota di impegno che il singolo dedica giornalmente al proprio bisogno di apparire, presumendo ingenuamente che l’impegno sia rivolto a proprio favore e che, in questo rapporto, gli altri agiscano come sfondo, da semplici comparse.

E’ risaputo che le dinamiche pubblico-sociali impongono l’ostensione di simboli. Simboli che la vita domestica, in media, ripone nel cassetto.

In altri termini, nel quotidiano dispendio di energie, fisiche  mentali ed economiche,  in specie finalizzate ad esigenze scenografiche, certo preteso egoismo si inclina inconsapevole nell’ altruismo.

In fin dei conti, con quale altro appellativo, se non quello di altruista, possiamo eleggere chi s’impegna  forsennatamente per imporsi all’attenzione altrui e per nutrire il proprio desiderio di riconoscimento?

Sorgono pochi dubbi a sostegno di un atteggiamento presuntivamente personalista quando rivela il lato debole  insito nel voler esplicitare possesso, nel voler dichiarare opulenza.

La soddisfazione misera che di fatto ne deriva all’individuo, ahimé, consta nel sacrificio di sé, nel tentativo  di produrre negli altri invidia o ammirazione, quali irrinunciabili conferme di successo personale.

Si connota così la mediocrità di taluni spasmi estetizzanti, a maggior ragione quando subiscono a livello domestico  un  irrivelabile tracollo.

Il divario sussistente tra dimensione pubblica e dimensione privata, per integrare il concetto, implica il logoramento, ancorché impercepito, del rivelarsi nell’una e nel non-rivelarsi nell’ altra.

Riflettendo, tra l’altro, su tale rapporto dimensionale, si potrebbe  con facilità comporre una rappresentazione grafica dei picchi dei bisogni e  dei condizionamenti.

Il tentativo di porsi all’attenzione del mondo circostante,  secondo la formula del “mi si vede, dunque sono” (cit. JP Sartre), sottende l’ingiuria della Società consumista  verso l’individuo-consumatore, ormai costituitosi come  “un lavoratore che non sa di lavorare”, per definizione di  J. Baudrillard.

In altre parole, come nel principio dei vasi comunicanti, tanto l’individuo esige un parterre, tanto svilisce la sua co-partecipazione all’esistenza.

E’ un altruismo sotto mentite spoglie quello di chi investe le proprie risorse a favore di eventi sociali che impongono una inesausta costante replicazione.

In realtà, l’individuo,  proprio quando brama per sé  ammirazione o invidia, delega generosamente ad altri l’autorità di validare la sua stessa vita.

 

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