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La fretta consigliera

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Rileggendo tra gli episodi della Storia antica e recente, è frequente riscontrare, tra abomini di sorta, una sovrabbondante com-presenza di  sopraffazioni e manipolazioni.

Anche di ciò il  potere si è avvalso per conservare saldo il governo del popolo e per esaudire, volta a volta, gli interessi politici, economici, commerciali, personali di una parte dominante a discapito dell’altra, dominata.

Considerati quindi i ri-corsi della storia e le circostanze che si rincorrono secondo il principio “eadem sed aliter” (uguale ma diverso), scomodando Schopenhauer, ne annoto alcuni segni con l’idea di parametrarli liberamente al nostro pacificato contesto quotidiano.

Cosicché, senza farci irretire dall’ ossessione per macchinazioni e complotti globali, la pubblicità stessa può diventare una interessante metafora, una eloquente esemplificazione del modo presente.

Come tale, il mercato, posseduto da demoniche nevrosi consumistiche, nell’impresa di inanellare una infinita serie di desideri in capo al cittadino-consumatore, non lesina l’avvalimento di un marketing  latamente manipolativo.

In tal senso, non è raro che la pubblicità, con tono suadente e confidenziale, conduca il cliente ad affrettare le proprie scelte in merito alla scelta d’acquisto di un prodotto.

Ad esempio, non sorprende più che le condizioni pubblicitarie di acquisto di merce  abbiano sempre una scadenza molto imminente, cosa che ne fa conseguire una “fretta” che pur, secondo proverbio, “è  sempre cattiva consigliera”.

Richiamare l’attenzione sul fatto che un prodotto sia prossimo all’esaurimento o che le super-scontate condizioni di vendita siano in scadenza, incornicia perfettamente un collaudato (pur legittimo) metodo con il quale si perseguono gli obiettivi commerciali.

A ribadire l’ironia della sorte e della ricorsività, laddove si veicola la scelta e si alletta con un’occasione imperdibile di acquisto ponendo una data entro e non oltre, il potenziale cliente dovrebbe invece mettersi tranquillo, confidando statisticamente nel ri-trovare  pari proposta il mese successivo.

In tutte le circostanze in cui la logica commerciale induce un’accelerazione nelle decisioni d’acquisto, si avvale di un metodo fondato sull’indole addomesticata del consumatore, la cui esistenza, notoriamente, è una ingenua costante rincorsa dell’affare, tipo la corsa dei levrieri col richiamo del finto coniglio.

Estensivamente, la creazione di un’industria del divertimento, utile al controllo del tempo libero, e la capillarità domestica dello strumento televisivo, che normalizza la stanzialità domestica e assopisce il dialogo tipico del rapporto diretto, possono ricondursi a fattispecie manipolative.

Similmente, l’acquisto di un’automobile, nel transfert superomistico proposto dai  media, implica e trasferisce anche il potenziale di avventura, di fascino, di acclamazione: ciò malgrado la scelta, ammantata come elitaria,  si collochi in un trend omologante e preveda condizioni economiche di acquisto particolarmente seduttive per una vasta gamma di consumatori. Non ultima la circostanza che l’acquisto diffuso dello stesso bene di consumo tende a ridurre e compensare, solo in apparenza, il divario sociale.

In conclusione, a fronte della sostanziale ancillarità del consumatore, la pubblicità, per contro, ne adula l’immagine erculea, dinamica e vincente.

In buona sostanza, ricorsi storici o meno, non siamo molto distanti dalla condizione di chi veniva “venduto insieme al podere” (cit. Indro Montanelli).

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