Quantcast
LiguriaNews Genova24 Voce del Tigullio Città della Spezia Voce Apuana

La famiglia bunker

Più informazioni su

A sintetica premessa, pare che lumana felicità tenda ad identificarsi nella costumata composizione della famiglia, intesa quale “nucleo formato da genitori e figli a costituire l’Istituzione di riferimento della società” (fonte: www.garzantilinguistica.it).

Tuttavia, è ardimentoso pensare che il luogo familiare possa adeguatamente enucleare l’esaudimento ideale di ogni individuo, se non in quanto omologata ambizione.

D’altronde, lo stesso ardimentoso pensiero opera su ogni forma di tradizione e liturgia educativa, idem su certe accanite psicologie, nella misura in cui si pongono depositarie di verità e  icone di una santificante condizione.

Ciò tuttavia non significa che l’ Istituzione sociale della famiglia debba essere rinnegata in toto, quantomeno (sempre dal latino) pars pro toto, respingendone l’ atavico obbligato radicamento, ivi compreso l’ intento acquisitivo che tende sotto sotto a connotarla.

Senza scomodare la liturgia, solo menzionando la provocatoria denominazione di matrimonio, storico simbolo di famiglia, quale “contratto sociale di appropriazione”, assesto la questione logico-sociale che implica e giustifica, in nome del traguardo familiare, l’accantonamento di autonome attitudini.

D’altronde, ogni consuetudine consegue a condizioni autoimposte,  ponendo ad esempio il film The Lobster (2015) di G. Lanthimos, dove si rappresenta una comunità disposta a qualsiasi adulterazione pur di costituire in coppia i propri componenti.

La dotazione ironica, utile per rappresentare l’irrappresentabile, contempla il dato emergente: l’inconfessabile essenza bisognosa e coercitiva del legame familiare, di cui il bunker domestico diventa di norma la sede. Per dirla con Strindberg: “l’immagine del menage familiare mi distoglie dall’idea dell’amore”.

Per concludere festosamente la riflessione, è noto che l’incombenza di una tradizione  azzeri ogni volontà di fuga.

Talché, la famiglia bunker, nel pieno possesso delle proprie facoltà decisorie, capitalizza l’unione come  “bene-rifugio” piuttosto che come “bene-e-basta”.

Più informazioni su