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A Genova il 22 marzo incroceranno le braccia i lavoratori di Amazon

In 300 in sciopero tra corrieri, magazzinieri e dipendenti diretti. Ciaccio (Uiltrasporti): "Amazon non tratta con il sindacato a sfrutta i lavoratori. Il lavoro nobilita l'uomo, non può renderlo schiavo."

Fermarsi per fare pipì diventa un problema, come mangiare un panino a pranzo: a decidere tutto è infatti un algoritmo stabilito da Amazon che sottomette i corrieri e li obbliga a ritmi da vecchia  piantagione di cotone. Il prossimo 22 marzo tutti i corrieri che consegnano per Amazon si asterranno dal lavoro, lo sciopero coinvolgerà anche il personale del magazzino e tutti i dipendenti diretti della multinazionale. A Genova a incrociare le braccia saranno circa 300 driver che lavorano per le società  Bs Trasporti, L&D S.r.l  e Jet Express S.r.l  per la filiera Amazon, aziende che raccolgono moltissimi giovani con contratti di lavoro  precari imposti da Amazon per tenere i lavoratori in condizioni di  grande soggezione. I ritmi imposti sono particolarmente gravosi.

In Liguria, già nel mese di luglio 2020 i sindacati confederali avevano provato a portare al tavolo delle trattative Amazon, per poter coinvolgere il colosso di Seattle nella piattaforma regionale prevista per tutti i corrieri. Accordo al quale BRT – SDA – GLS avevano negoziato e aderito.

“Da subito Amazon ha palesato la sua indisponibilità a trattare con il sindacato, demandando l’eventuale trattativa ad  un’associazione datoriale che avrebbe  dovuto rappresentare tutti  i fornitori di Amazon – spiega Giovanni Ciaccio, coordinatore regionale logistica e trasporto merci Uiltrasporti –  Purtroppo dopo solo  due riunioni  si è interrotta la trattativa. Eppure, il negoziato è continuato con  gli altri colossi delle e-commerce, fino a giungere  alla firma del primo accordo storico con i committenti, un protocollo che regolamenta  retribuzioni, orari di lavoro e franchigie dei dipendenti dei fornitori”.

Amazon ha cercato in tutti i modi di evitare la trattativa prediligendo quella nazionale, ma in alcune regioni il colosso ha firmato accordi  inferiori del 30% , e oltre,  il valore economico dell’accordo quadro ligure.

Interrotta anche la trattativa nazionale, vista l’arroganza dimostrata da Amazon e dalle associazioni di categoria che la rappresentano, è stato proclamato uno sciopero nazionale.

“A differenza dei corrieri che operano in SDA – DHL – BRT – GLS che, grazie all’accordo quadro sottoscritto, hanno ottenuto una disciplina dell’orario di lavoro, una retribuzione adeguata al lavoro che svolgono e carichi di lavoro regolamentati, i corrieri che operano per Amazon sono gestisti da un algoritmo ideato e gestito  dalla multinazionale stessa,  con dei carichi di lavoro  e tempi che non si possono discutere – spiega Ciaccio –  Spesso i lavoratori non sono in grado di  riuscire a fermarsi per mangiare un panino e per necessità  fisiologiche. Tutto questo non è umano, né civile, né accettabile”.

Inoltre Amazon impone ai lavoratori turni di lavoro sette giorni su sette: domeniche e festivi compresi, con consegne programmate tra le  8,00 del mattino e le  22,00,  talvolta  mettendo  in situazioni imbarazzanti  i corrieri  che  si presentano a casa dei clienti in orari sconvenienti perché decisi da un algoritmo.

Per questi motivi, la Uiltrasporti ritiene che sia arrivato  il momento di dire basta: il lavoro nobilita l’uomo, non può renderlo schiavo.