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A spasso col man-sitter

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In relazione al disagio, non solo affettivo, che oggidì attraversa la struttura sociale denominata famiglia e dinanzi al passaggio dal suo modello tradizionale a quello allargato, il dato visibile delinea in tale allargamento la fondamentale presenza dell’animale  domestico.

Pappagalli, criceti, canarini, coniglietti, gatti, cani (in ordine crescente di apparizione) paiono fungere da rimedio (tralasciando la pet-therapy) alla condizione umana di solitudine. Ciò a validare un affetto di cui l’uomo, in sé,  non é portatore.

In tal senso, l’animale porge una poderosa mano (zampa)  all’uomo, per ricucire lo sfilacciamento del tessuto sociale e morale e affrontare il clima di reciproca mal-fidenza che domina la vita urbanizzata.

Dati alla mano, secondo una indagine ISTAT risalente al 2015, l’ 80% della popolazione italiana risulterebbe carente di fiducia verso il prossimo (chissà l’esito che ne sortirebbe al 2020).

Sia come sia, il fenomeno é posto in relazione, tra l’altro, al massiccio incremento di animali in sede domestica.

A tal proposito, la forma di solitudine che non la coppia né  la famiglia riescono ad arginare, chiamiamola  vedovanza affettiva, sfrangia la rete relazionale che accoglie in sé l’uomo come animale-sociale.

In sostanza, sul principio di proporzione (tanto diminuisce la fiducia verso il prossimo tanto aumenta verso gli animali domestici) si giocano le sorti affettive dell’individuo del terzo millennio, impegnato nella sua incessante ricerca di stabilità (anche) emotiva.

In particolare, il cane, notoriamente il migliore amico dell’uomo,  gli impone d’ uscire di casa, di abbandonare la domestica prigionia e fare un giro del condominio.

In tale stato evidente dell’arte, non é l’uomo a portare a spasso l’animale, bensì è l’animale, assolvendo al ruolo di “man-sitter”, che porta a spasso l’umano, che lo sottrae all’isolamento e che tenta di renderlo socievole.

Quale che sia l’animale domestico, resta che tale accudimento nutre un’esigenza affettiva non colmabile da alcuna merce di consumo: a rinverdire la considerazione di Freud per cui solo il recupero dei desideri dell’infanzia costituisce serenità per l’adulto.

In soldoni, il buon senso manzoniano aiuta a comprendere che nessuna misura esteriore può compensare la latitanza di una misura interiore.

 

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