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Melandri: “Diga Perfigili, più ombre che luci sull’Entella”

Le parole del presidente del "Comitato Giù le mani dal fiume Entella"

Più ombre che luci sulla vicenda fiume Entella
L’inizio dei lavori di ripristino della sponda lavagnese del fiume Entella, per quanto siano passati oltre sei anni da quel fatidico 10 novembre 2014, quando la piena del fiume causò i cedimenti che finalmente ora saranno riparati, è senz’altro una buona notizia.

Permangono invece ombre fitte sulla vicenda Diga Perfigli. Si ricorda che Città metropolitana, alla vigilia delle recenti elezioni regionali, ha emesso l’atto di esproprio dei terreni che dovranno ospitare il cantiere relativo a tali opere e che il successivo incontro tra le massime autorità di Regione e Città metropolitana con i Sindaci dei Comuni di Lavagna e di Chiavari, per una soluzione politica che evitasse lo scempio correlato alla realizzazione di tali opere, si è concluso con un nulla di fatto, tanto che al giornalista che chiedeva al Sindaco di Lavagna su come si sentisse dopo tale incontro, questi rispondeva con le note parole, certamente poco ortodosse, ma eloquenti: “mi sento incazzato”.

Di questi giorni è la notizia di notifica dell’atto di esproprio ai proprietari dei terreni, per cui in mancanza di ricorsi su tali atti, nulla sembra fermare l’insensatezza del progetto portato avanti con pervicacia dalle Amministrazioni pubbliche responsabili.

Evidentemente non ci si può arrendere all’ineluttabilità di un’opera che, oltre ad essere riconosciuta quasi da tutti datata e superata, è osteggiata, in primo luogo, proprio dal Sindaco di Lavagna, la città che ne dovrebbe esserne difesa.

Fra i numerosi interventi di altro tipo, che invece andrebbero studiati, se ne elencano alcuni, che meritano, a proprio parere, di essere presi in considerazione, riguardanti:

1)    la foce, che, a causa dei porti di Lavagna e Chiavari e del pennello del Lido è stata deviata rispetto alla curvatura a destra (verso Chiavari), attestata dalle antiche cartine. Tale curvatura evitava che lo sbocco in mare incontrasse l’ostacolo dei marosi, come avviene nelle attuali condizioni. Da tale modifica della foce deriva il crescente insabbiamento ed il conseguente rallentamento della velocità delle acque del fiume nella parte terminale, con frequenti esondazioni nel tratto focivo del fiume. Si rende dunque necessario uno studio, che indichi gli interventi opportuni in tale zona;

2)    la riparazione del seggiun (argine napoleonico), in alcuni tratti leggermente danneggiato. Potrebbe essere valutato, se tale intervento fosse ritenuto insufficiente al contenimento delle piene più importanti, un ulteriore argine, delle stesse dimensioni del seggiun, anche sul limitare esterno della piana, nella zona opposta rispetto alla ciclabile;

3)    il monitoraggio ed interventi per il rallentamento della velocità delle acque a monte specie, ma non solo, sul Torrente Sturla, confluente insieme al Torrente Lavagna ed al Torrente Graveglia, del fiume Entella, con attenzione per la Diga di Giacopiane e soprattutto per la frana che interessa il bacino di Malanotte;

4)    canale scolmatore sul Torrente Lavagna, già ipotizzato da Confindustria in zona Carasco, ma interessante è anche l’ipotesi di realizzarlo nella zona di Coreglia, con sbocco a Zoagli, secondo uno studio degli anni ’70, in quanto, in tal modo, anche gran parte della Fontanabuona sarebbe protetta. Per tale canale si potrebbe probabilmente utilizzare una galleria già esistente.

Il punto non è, pertanto, la scelta fra il niente e la Diga Perfigli, ma ciò che è utile per la mitigazione del rischio idrogeologico del nostro territorio, di cui sono esemplificativi gli esempi sopra riportati.