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AGIRE CON KARMA

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La pratica delle dottrine orientali é oggidì particolarmente diffusa, fagocitata e tipicamente immessa sul mercato come tendenza, come moda. Non per niente, “Occidentali’ s Karma” è il titolo della canzone vincitrice di una recente edizione del Festival di Sanremo.

In un uditorio mondano dove i condizionamenti, le consuetudini sociali inneggiano ad un’idea di libertà tutt’altro che compresa e acquisita, indisponibile nei fatti e contaminata da inesorabili ragioni econometriche, conseguenza è subirne il conflitto interiore e tentare di alleviarne gli effetti attingendo alla personale spiritualità.

Nella stretta dialettica tesi-antitesi-sintesi, tale appare il movente, rispetto alle millenarie tradizioni orientali, che attrae gli occidentali verso mistiche frequentazioni e riflessioni.

Non vi è dubbio che, in generale, la ricerca della felicità, della serenità, dell’equilibrio, siano da sempre desiderio e impegno inappagati per l’essere umano.

Nella attuale forma neo-pagana di stampo consumista, distratta da valori morali ed etici, si può lecitamente contemplare l’idea alternativa di rinsaldare un ordine, un’armonia, che facciano da ponte, da collegamento, tra le anfibie espressioni dell’esistere.

Tali forme e forze espressive, di là da tutto, si possono immaginare come risposta adattiva ai ritmi e alle accelerazioni innaturali con cui facciamo giornalmente i conti.

L’opportunità di arginare “l’immensa forza distruttrice” del progresso in atto, può trovare facile esemplificazione nell’esercizio delle dottrine orientali, all’uopo rivisitate e occidentalizzate.

Viste le odierne condizioni di mal-essere esistenziale, nulla di strano in tutto questo, tanto quanto, azzardando un parallelo, nella diffusa manifesta compulsione per discipline sportive più o meno estreme o estenuanti.

Anche prendendo atto della considerazione di Jung, tratta dal testo “Yoga e Occidente”, circa la poca adattabilità dell’uomo occidentale a tali metodi orientali, nel nostro mondo nuovo, tuttavia, l’attrazione per pratiche karmiche sonda la possibilità, per ribadire il concetto, di ristabilire la calma perduta, di affrancarsi da uno stress invalidante, di bonificare la mente dall’assillo di pensieri ostinati.

In sintesi, per irriverente equazione, tanto i credenti tradizionali puntano sul Divino e sull’Aldilà per svegliare la propria esistenza interiore, quanto i seguaci nostrani delle dottrine orientali puntano sull’Aldiquà e sul Karma.