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La misura fatalista

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Quale significato assegniamo al caso, misteriosa ed imperscrutabile entità da cui dipende l’esito delle terrene vicissitudini?

A tal proposito, in un articolo (fonte Web) dal titolo “Scelte casuali” di Oliver Burkeman, editorialista del Guardian, si legge di uno studio di alcuni neuroscienziati statunitensi che avrebbe evidenziato quanto le decisioni prese-a-caso abbiano un margine di successo non inferiore alle decisioni prese a seguito di riflessioni e/o discussioni.

Pertanto, d’ora in poi, chi nascostamente si fosse avvalso del caso nel disbrigo delle decisioni quotidiane può trovare il coraggio di rivelarsi, senza più timore dell’ironia e di qualsivoglia altrui commento. Può ostentare orgogliosamente la propria concezione fatalista della vita, in linea con l’ottenuta validazione e comprovazione scientifica.

Tuttavia, la questione resta complessa, seppur nella sua naturalità. L’approccio al “metodo casuale” parrebbe essere preordinato ad una inclinazione individuale, in mancanza della quale esso si renderebbe concettualmente implausibile e inapplicabile.

Senonché, nella quota presente e passata di cultura tramandataci, non è raro trovare tale presenza arcana e incoercibile, senza necessariamente scomodare l’occultismo o la mistica della superstizione.

A tal proposito, insiste una clamorosa distanza tra la visione individuale di chi si allinea fiducioso alle decisioni dell’imponderabile e chi concettualmente invece le rifugge e le contrasta, riponendo ogni scelta e speranza esclusivamente nelle possibilità positiviste delle personali conoscenza & esperienza.

Nondimeno, ogni decisione è assegnabile in prima battuta all’individuo, quando tenta di imporre esiti prefigurati alle vicende che lo riguardano o quando la delega e la declina con atteggiamento riverente verso l’ entità superiore.

In un “caso” e nell’altro, possiamo sintetizzare che le cose vanno e andranno come debbono andare. Dietro ogni scelta opera l’individuo, così come dietro (dentro) l’individuo insiste una costellazione di convinzioni più o meno radicate e di allineamenti che lo sospingono in una specifica direzione. 

A prescindere, la componente casuale nel pacchetto dell’esistenza è una presenza costante, un’opzione ineliminabile. Ne costituisce parte integrante, nell’esatta misura fatalista secondo cui “il destino conduce chi lo accetta, trascina chi gli resiste”.

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